Pope Francis and Islam

2014, PILGRIMAGE TO THE HOLY LAND ON THE OCCASION OF THE 50th ANNIVERSARY OF THE MEETING BETWEEN POPE PAUL VI AND PATRIARCH ATHENAGORAS IN JERUSALEM (24-26 MAY 2014) MEETING WITH THE AUTHORITIES OF THE KINGDOM OF JORDAN ADDRESS OF POPE FRANCIS Amman Saturday, 24 May 2014

I take this opportunity to reiterate my profound respect and esteem for the Muslim community and my appreciation for the leadership of His Majesty the King in promoting a better understanding of the virtues taught by Islam and a climate of serene coexistence between the faithful of the different religions. You are known as a man of peace and a peacemaker: thank you! I am grateful that Jordan has supported a number of important initiatives aimed at advancing interreligious dialogue and understanding between Jews, Christians and Muslims. I think in particular of the Amman Message and the support given within the United Nations Organization to the annual celebration of World Interfaith Harmony Week.

2019 (February 5) VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO NEGLI EMIRATI ARABI UNITI (3-5 FEBBRAIO 2019) CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DA ABU DHABI Volo Papale Martedì, 5 febbraio 2019

IMAD ATRACH: Santità, quali saranno i risultati prossimi di questo viaggio e qual è la sua impressione sul Paese, sugli Emirati Arabi Uniti?

PAPA FRANCESCO: Ho visto un Paese moderno, mi ha colpito la città, la pulizia della città… E anche piccole curiosità: come fanno per annaffiare i fiori in questo deserto. È un Paese moderno, accogliente di tanti popoli che vengono qui. È un Paese che guarda al futuro. Per esempio, tra le altre cose, l’educazione dei bambini: educano guardando al futuro, sempre. Così mi hanno spiegato. Poi, un’altra cosa che mi ha colpito è il problema dell’acqua: stanno cercando per il futuro, un futuro prossimo, di prendere l’acqua del mare e renderla potabile, e così anche l’acqua dell’umidità dell’aria… Sempre cercando cose nuove. E ho sentito anche da qualcuno: “Un giorno ci mancherà il petrolio, e ci stiamo preparando per quel giorno, perché avremo qualche cosa di più da fare”. Questo è un Paese che guarda al futuro. Poi, mi è sembrato un Paese aperto, non chiuso. Anche la religiosità: l’Islam è un Islam aperto, non chiuso, di dialogo, un Islam fraterno e di pace. Su questo sottolineo la vocazione alla pace che ho sentito presente, malgrado ci siano i problemi di alcune guerre nella zona, ma questo l’ho sentito. Poi, è stato per me molto toccante l’incontro con i saggi [il Consiglio degli Anziani], con i saggi dell’Islam, una cosa profonda; erano di tante provenienze, di varie culture. E questo indica pure l’apertura di questo Paese a un certo dialogo regionale, universale, religioso. Poi, sono stato colpito dall’incontro interreligioso: un fatto culturale forte; e inoltre – l’ho menzionato nel discorso – da quello che hanno fatto qui l’anno scorso sulla protezione dei bambini nei media, in internet. Perché davvero la pedopornografia oggi è un’“industria” che dà tanti soldi e approfitta dei bambini. Questo Paese se n’è accorto e ha fatto cose positive. Sicuramente ci saranno problemi e aspetti negativi, ma in un viaggio di meno di due giorni queste cose non si vedono e, se si vedono, uno guarda da un’altra parte… E grazie dell’accoglienza.

NOUR SALMAN: Your Holiness, thank you so much for this opportunity. The question that we have to ask is: now that the Abu Dhabi Declaration for human fraternity has been signed, how this document will be applied in the future? And what are your thoughts on His Highness Mohammed Bin Zayed announcing the building of the church of Saint Francis and the mosque of the Imam Ahmed El-Tayeb?

PAPA FRANCESCO: Il Documento è stato preparato con tanta riflessione e anche pregando. Sia il grande Imam con la sua équipe, sia io con la mia, abbiamo pregato tanto per riuscire a fare questo Documento. Perché per me c’è un solo pericolo grande in questo momento: la distruzione, la guerra, l’odio fra noi. E se noi credenti non siamo capaci di darci la mano, abbracciarci, baciarci e anche pregare, la nostra fede sarà sconfitta. Questo Documento nasce dalla fede in Dio che è Padre di tutti e Padre della pace e condanna ogni distruzione, ogni terrorismo, dal primo terrorismo della storia che è quello di Caino. È un documento che si è sviluppato in quasi un anno, andata, ritorno, preghiere… Ma è rimasto così a maturare, riservato, per non partorire il bambino prima del tempo, perché diventi maturo. Grazie.

JOERG SEISSELBERG: Santo Padre, è stato un viaggio pieno di incontri, impressioni, immagini. Mi è rimasta in mente anche l’immagine del suo arrivo: è stato accolto con onori militari, con gli aerei militari che hanno disegnato i colori vaticani nel cielo. Io mi chiedo: come si concilia questo con Papa Francesco, con il Papa che viene con un messaggio di pace? Cosa sente e cosa pensa in questi momenti? E sempre in questo tema, il suo appello per la pace nello Yemen, quali reazioni ha ricevuto nei suoi incontri che la fanno sperare che questo messaggio venga accolto, che si faranno dei passi verso una pace in Yemen? Grazie.

PAPA FRANCESCO: Grazie. Io interpreto tutti i gesti di benvenuto come gesti di buona volontà. Ognuno li fa secondo la propria cultura. E cosa ho trovato qui? Un’accoglienza così grande che volevano fare di tutto, piccole cose e grandi cose, perché sentivano che la visita del Papa era cosa buona. Qualcuno ha detto anche una benedizione: questo lo sa Dio, ma loro la sentono, se interpreto bene, come una cosa buona, e volevano far sentire che io ero benvenuto. Sul problema delle guerre: Lei ne ha menzionata una. So che è difficile dare un’opinione dopo due giorni e dopo aver parlato sull’argomento con poche persone; ma posso dire che ho trovato buona volontà nell’avviare processi di pace. Questo [atteggiamento] l’ho trovato un po’ il comune denominatore quando ho parlato delle situazioni belliche – Lei ha menzionato quella dello Yemen –. Ho trovato buona volontà per avviare processi di pace.

DOMENICO AGASSO: Santo Padre, dopo la firma storica di ieri sul Documento della fratellanza, secondo Lei, quali saranno le conseguenze nel mondo islamico, pensando soprattutto ai conflitti nello Yemen e in Siria? E quali anche le conseguenze tra i cattolici, considerando il fatto che c’è una parte di cattolici che accusa Lei di farsi strumentalizzare dai musulmani?

PAPA FRANCESCO: Ma non solo dai musulmani! Mi accusano di farmi strumentalizzare da tutti, anche dai giornalisti! Fa parte del [mio] lavoro. Ma una cosa, sì, voglio dire. Questo lo ribadisco chiaramente: dal punto di vista cattolico il Documento non si è discostato di un millimetro dal Vaticano II. Viene anche citato, alcune volte. Il Documento è stato fatto nello spirito del Vaticano II. E ho voluto, prima di prendere la decisione di dire: “Sta bene così, lo finiamo così” – almeno da parte mia –, l’ho fatto leggere da qualche teologo e anche ufficialmente dal Teologo della Casa Pontificia, che è un domenicano, con la bella tradizione domenicana, non di andare a caccia di streghe ma di vedere dov’è la cosa giusta, e lui ha approvato. Se qualcuno si sente a disagio, io lo capisco, non è una cosa di tutti i giorni, e non è un passo indietro, è un passo avanti, ma un passo avanti che viene dopo 50 anni, dal Concilio che deve svilupparsi. Gli storici dicono che perché un Concilio metta radici nella Chiesa ci vogliono 100 anni. Siamo a metà strada. E questo può suscitare perplessità, anche a me. Le dirò, ho visto una frase [del Documento] e mi sono detto: “Ma questa frase, non so se è sicura…”. Era una frase del Concilio! E ha sorpreso anche me! Nel mondo islamico ci sono diversi pareri, ci sono alcuni più radicali, altri no. Ieri nel Consiglio dei saggi c’era anche almeno uno sciita, con un’universalità molto grande, e ha parlato bene… Ci saranno tra loro – non conosco bene – ma ci saranno discrepanze… È un processo, e i processi maturano, come i fiori, come la frutta.

MATILDE IMBERTY: Buona sera, Santo Padre. Lei ha appena concluso la visita negli Emirati e fra pochissimo andrà in Marocco: anche lì un viaggio importante. Ci sembra di capire che ha scelto di parlare con interlocutori ben precisi dell’Islam. È una scelta di campo? Poi, sempre a proposito dell’Islam, il Documento storico firmato ieri è molto ambizioso per l’educazione: secondo Lei, può davvero toccare i fedeli musulmani? Grazie.

PAPA FRANCESCO: Io so e ho sentito da alcuni musulmani che [il Documento sulla Fratellanza Umana] sarà studiato nelle università, almeno in Al-Azhar di sicuro, e nelle scuole. Studiato, non imposto. Questo, cominciando dalla fine della Sua domanda. Poi, è un po’ casuale la vicinanza dei due viaggi, perché io volevo andare a Marrakech, all’incontro [il Summit sul Gobal Compact], ma lì c’erano delle questioni protocollari: non potevo andare a un incontro internazionale senza fare prima una visita al Paese, e non ne avevo il tempo. E per questo abbiamo rimandato la visita, che sarà poco dopo questa. È stato il Segretario di Stato ad andare a Marrakech. È una questione diplomatica, e anche di cortesia, ma non è una cosa pianificata. Anche in Marocco seguirò le orme di San Giovanni Paolo II, che è andato lì: è stato il primo ad andarci. Sarà un viaggio gradevole. Poi sono arrivati inviti di altri Paesi arabi, ma non c’è tempo quest’anno. Vedremo il prossimo anno, io o l’altro Pietro, se qualcuno ci andrà! Grazie.

MARIA ANGELES ACONDE: Buenas tardes, Santo Padre. Io Le porgo la domanda a nome del gruppo di lingua spagnola. Ha mantenido un encuentro con el Consejo de Ancianos. En la medida de lo posible, lo que nos pueda contar, que temas tocaron y si Usted vuelve a Roma con la impresión de que el mensaje a llegado a sus interlocutores?

PAPA FRANCESCO: Gli anziani davvero sono saggi. Ha parlato prima il Grande Imam, poi ognuno di loro, cominciando dal più anziano che parlava lo spagnolo – sì, perché era della Mauritania e lì lo aveva imparato, anziano, ottantenne – e fino al più giovane, che è il segretario e ha parlato poco, ma ha detto tutto in un video, la sua specialità, è un comunicatore. Mi è piaciuto questo incontro, è stata una cosa bellissima. Hanno parlato incominciando con la parola chiave: “saggezza”, e poi “fedeltà”. Hanno sottolineato che è un cammino della vita in cui questa saggezza cresce e la fedeltà si rafforza, e da lì nasce l’amicizia tra i popoli. Erano di diversi… non so come spiegare: uno era sciita, altri con diverse nuances… E poi questa strada di saggezza e di fedeltà ti porta alla costruzione della pace, perché la pace è un’opera della saggezza e della fedeltà, fedeltà umana, tra i popoli, e tutto questo. Io sono rimasto con l’impressione di essere stato in mezzo a veri saggi; e questa è una garanzia, per il Grande Imam, avere questo Consiglio.

FRANCA GIANSOLDATI: Santità, l’Imam El-Tayeb ha parlato, ha denunciato l’islamofobia, la paura dell’Islam. Perché non si è sentito qualcosa sulla cristianofobia, o comunque sulla persecuzione dei cristiani?

PAPA FRANCESCO: Veramente io ho parlato della persecuzione dei cristiani, non in quel momento, ma ne sto parlando frequentemente. Anche in questo viaggio ho parlato – non ricordo dove – ma ne ho parlato. Non so, credo che il Documento fosse più di unità e di amicizia, e ho sottolineato questo. Adesso mi viene in mente: anche il Documento è condannatorio, condannatorio della violenza. E alcuni gruppi che si dicono islamici – anche se i saggi dicono che quello non è l’Islam – perseguitano i cristiani. Io ricordo quel papà a Lesbos con tre bambini. Aveva trent’anni, non di più, e piangeva, e mi disse: «Io sono islamico, la mia donna, mia moglie, era cristiana, e sono venuti i terroristi dell’Isis, hanno visto la croce, e le hanno detto: “Convertiti!”. E lei ha detto: “No, io sono cristiana”. E davanti a me l’hanno sgozzata». Questo è il pane quotidiano dei gruppi terroristici. Non solo verso i cristiani, ma anche la distruzione, la distruzione della persona. Per questo il Documento è stato fortemente condannatorio in quel senso.

INES SAN MARTIN: Santo Padre una pregunta relacionada en realidad a la que acaba de hacer mi colega, porque no tuvimos tiempo de coordinarla. Pero, como yo le dije en el viaje pasado, tuve la posibilidad de entrevistar al arzobispo de Mosúl en Iraq, que siempre dice que lo están esperando y niega que estén, a propósito, discutiendo los obispos, sino que simplemente lo están esperando. Usted habló de la libertad religiosa, habló de que la libertad religiosa va más allá de la libertad de culto. ¿se puede hablar un poco más de este tema? Porque hoy fuimos, o acá estamos volviendo de un país que es conocido por su tolerancia, sin embargo, muchos de los católicos que estaban hoy en el polideportivo, recién hoy por primera vez, desde que llegaron a Emiratos Árabes Unidos pudieron ser abiertos con respecto a su fe y a sus creencias. Entonces ¿se puede haber un cambio que vaya más allá de simplemente el hoy?

PAPA FRANCESCO: Los procesos tienen principios, ¿no es cierto? Uno puede preparar un acto y ahí se hace el acto y después ya hay un antes y un después. Yo creo que la libertad va en proceso siempre, debe ir en proceso, siempre más, no se tiene que parar. A mí me impresionó un coloquio que tuve antes de salir con un chico de 13 años en Roma que quiso verme, quiso verme y pues lo atendí y me dijo: “Bueno yo algunas cosas me parecen interesantes, pero Le quiero decir que yo [continua in italiano]. Le voglio dire che io sono ateo. Cosa devo fare come ateo per diventare un uomo di pace?”. Io gli ho detto: “Fa’ quello che tu senti”, e gli ho parlato un po’. Ma mi è piaciuto il coraggio del ragazzo: è ateo ma cerca il bene, cerca questa strada. Anche questo è un processo, un processo che dobbiamo rispettare e accompagnare. Accompagnare tutti i processi per il bene, tutti, di qualunque “colore” siano. E questi credo che sono passi in avanti. Grazie.

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN POLONIA IN OCCASIONE DELLA XXXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (27-31 LUGLIO 2016) CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLA POLONIA Volo Papale Domenica, 31 luglio 2016

(Antoine-Marie Izoard: Santo Padre, innanzitutto faccio gli auguri a Lei, a padre Lombardi e anche a padre Spadaro per la festa di Sant’Ignazio. La domanda è un po’ più difficile. I cattolici sono sotto shock – e non solo in Francia – dopo il barbaro assassinio di padre Jacques Hamel nella sua chiesa, mentre celebrava la Santa Messa. Quattro giorno fa, qui, Lei ci ha detto di nuovo che tutte le religioni vogliono la pace. Però questo santo prete di 86 anni è stato chiaramente ucciso nel nome dell’islam. Quindi, Santo Padre, ho due brevi domande. Perché Lei, quando parla di questi atti violenti, parla sempre di terroristi ma mai di islam? Mai utilizza la parola “islam”. E poi, oltre alle preghiere e al dialogo, che ovviamente sono essenzialissimi, quale iniziativa concreta Lei può avviare o magari suggerire per contrastare la violenza islamica? Grazie Santità.

(Papa Francesco): A me non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: quello che uccide la fidanzata, un altro che uccide la suocera… E questi sono violenti cattolici battezzati! Sono violenti cattolici… Se io parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cattolica. Non tutti gli islamici sono violenti; non tutti i cattolici sono violenti. E’ come una macedonia, c’è di tutto, ci sono violenti di queste religioni. Una cosa è vera: credo che in quasi tutte le religioni ci sia sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Fondamentalista. Noi ne abbiamo. E quando il fondamentalismo arriva a uccidere – ma si può uccidere con la lingua, e questo lo dice l’apostolo Giacomo e non io, e anche col coltello – credo che non sia giusto identificare l’islam con la violenza. Questo non è giusto e non è vero! Ho avuto un lungo dialogo con il Grande Imam dell’Università di al-Azhar e so cosa pensano loro: cercano la pace, l’incontro. Il Nunzio di un Paese africano mi diceva che nella capitale c’è sempre una coda di gente – è sempre pieno! – alla Porta Santa per il Giubileo: alcuni si accostano ai confessionali, altri ai banchi pregano. Ma la maggioranza va avanti, avanti, a pregare all’altare della Madonna: questi sono musulmani che vogliono fare il Giubileo. Sono fratelli. Quando sono stato in Centrafrica sono andato da loro e l’imam è anche salito sulla papamobile. Si può convivere bene. Ma ci sono gruppetti fondamentalisti. E mi domando anche quanti giovani – quanti giovani! – che noi europei abbiamo lasciati vuoti di ideali, che non hanno lavoro, che vanno alla droga, all’alcool… vanno là e si arruolano in gruppi fondamentalisti. Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis è uno stato islamico che si presenta come violento, perché quando ci fa vedere le sue carte d’identità ci fa vedere come sulla costa libica sgozza gli egiziani, o cose del genere. Ma questo è un gruppetto fondamentalista, che si chiama Isis. Ma non si può dire – credo che non sia vero e non sia giusto – che l’islam sia terrorista.

2013 (November 24), APOSTOLIC EXHORTATION EVANGELII GAUDIUM OF THE HOLY FATHER
FRANCIS

  1. Our relationship with the followers of Islam has taken on great importance, since they are now significantly present in many traditionally Christian countries, where they can freely worship and become fully a part of society. We must never forget that they “profess to hold the faith of Abraham, and together with us they adore the one, merciful God, who will judge humanity on the last day”.[198] The sacred writings of Islam have retained some Christian teachings; Jesus and Mary receive profound veneration and it is admirable to see how Muslims both young and old, men and women, make time for daily prayer and faithfully take part in religious services. Many of them also have a deep conviction that their life, in its entirety, is from God and for God. They also acknowledge the need to respond to God with an ethical commitment and with mercy towards those most in need.
  2. In order to sustain dialogue with Islam, suitable training is essential for all involved, not only so that they can be solidly and joyfully grounded in their own identity, but so that they can also acknowledge the values of others, appreciate the concerns underlying their demands and shed light on shared beliefs. We Christians should embrace with affection and respect Muslim immigrants to our countries in the same way that we hope and ask to be received and respected in countries of Islamic tradition. I ask and I humbly entreat those countries to grant Christians freedom to worship and to practice their faith, in light of the freedom which followers of Islam enjoy in Western countries! Faced with disconcerting episodes of violent fundamentalism, our respect for true followers of Islam should lead us to avoid hateful generalisations, for authentic Islam and the proper reading of the Koran are opposed to every form of violence.

2019 APOSTOLIC JOURNEY OF HIS HOLINESS POPE FRANCIS TO THE UNITED ARAB EMIRATES (3-5 FEBRUARY 2019)

(2019, 4 February ) A DOCUMENT ON HUMAN FRATERNITY FOR WORLD PEACE AND LIVING TOGETHER

INTRODUCTION

Faith leads a believer to see in the other a brother or sister to be supported and loved. Through faith in God, who has created the universe, creatures and all human beings (equal on account of his mercy), believers are called to express this human fraternity by safeguarding creation and the entire universe and supporting all persons, especially the poorest and those most in need.

This transcendental value served as the starting point for several meetings characterized by a friendly and fraternal atmosphere where we shared the joys, sorrows and problems of our contemporary world. We did this by considering scientific and technical progress, therapeutic achievements, the digital era, the mass media and communications. We reflected also on the level of poverty, conflict and suffering of so many brothers and sisters in different parts of the world as a consequence of the arms race, social injustice, corruption, inequality, moral decline, terrorism, discrimination, extremism and many other causes.

From our fraternal and open discussions, and from the meeting that expressed profound hope in a bright future for all human beings, the idea of this Document on Human Fraternity was conceived. It is a text that has been given honest and serious thought so as to be a joint declaration of good and heartfelt aspirations. It is a document that invites all persons who have faith in God and faith in human fraternity to unite and work together so that it may serve as a guide for future generations to advance a culture of mutual respect in the awareness of the great divine grace that makes all human beings brothers and
sisters.

DOCUMENT

In the name of God who has created all human beings equal in rights, duties and dignity, and who has called them to live together as brothers and sisters, to fill the earth and make known the values of goodness, love and peace;

In the name of innocent human life that God has forbidden to kill, affirming that whoever kills a person is like one who kills the whole of humanity, and that whoever saves a person is like one who saves the whole of humanity;

In the name of the poor, the destitute, the marginalized and those most in need whom God has commanded us to help as a duty required of all persons, especially the wealthy and of means;

In the name of orphans, widows, refugees and those exiled from their homes and their countries; in the name of all victims of wars, persecution and injustice; in the name of the weak, those who live in fear, prisoners of war and those tortured in any part of the world, without distinction;

In the name of peoples who have lost their security, peace, and the possibility of living together, becoming victims of destruction, calamity and war;

In the name of human fraternity that embraces all human beings, unites them and renders them equal;

In the name of this fraternity torn apart by policies of extremism and division, by systems of unrestrained profit or by hateful ideological tendencies that manipulate the actions and the future of men and women;

In the name of freedom, that God has given to all human beings creating them free and distinguishing them by this gift;

In the name of justice and mercy, the foundations of prosperity and the cornerstone of faith;

In the name of all persons of good will present in every part of the world;

In the name of God and of everything stated thus far; Al-Azhar al-Sharif and the Muslims of the East and West, together with the Catholic Church and the Catholics of the East and West, declare the adoption of a culture of dialogue as the path; mutual cooperation as the code of conduct; reciprocal understanding as the method and standard.

We, who believe in God and in the final meeting with Him and His judgment, on the basis of our religious and moral responsibility, and through this Document, call upon ourselves, upon the leaders of the world as well as the architects of international policy and world economy, to work strenuously to spread the culture of tolerance and of living together in peace; to intervene at the earliest opportunity to stop the shedding of innocent blood and bring an end to wars, conflicts, environmental decay and the moral and cultural decline that the world is presently experiencing.

We call upon intellectuals, philosophers, religious figures, artists, media professionals and men and women of culture in every part of the world, to rediscover the values of peace, justice, goodness, beauty, human fraternity and coexistence in order to confirm the importance of these values as anchors of salvation for all, and to promote them everywhere.

This Declaration, setting out from a profound consideration of our contemporary reality, valuing its successes and in solidarity with its suffering, disasters and calamities, believes firmly that among the most important causes of the crises of the modern world are a desensitized human conscience, a distancing from religious values and a prevailing individualism accompanied by materialistic philosophies that deify the human person and introduce worldly and material values in place of supreme and transcendental principles.

While recognizing the positive steps taken by our modern civilization in the fields of science, technology, medicine, industry and welfare, especially in developed countries, we wish to emphasize that, associated with such historic advancements, great and valued as they are, there exists both a moral deterioration that influences international action and a weakening of spiritual values and responsibility. All this contributes to a general feeling of frustration, isolation and desperation leading many to fall either into a vortex of atheistic, agnostic or religious extremism, or into blind and fanatic extremism, which ultimately encourage forms of dependency and individual or collective self-destruction.

History shows that religious extremism, national extremism and also intolerance have produced in the world, be it in the East or West, what might be referred to as signs of a “third world war being fought piecemeal”. In several parts of the world and in many tragic circumstances these signs have begun to be painfully apparent, as in those situations where the precise number of victims, widows and orphans is unknown. We see, in addition, other regions preparing to become theatres of new conflicts, with outbreaks of tension and a build-up of arms and ammunition, and all this in a global context overshadowed by uncertainty, disillusionment, fear of the future, and controlled by narrow-minded economic interests.

We likewise affirm that major political crises, situations of injustice and lack of equitable distribution of natural resources – which only a rich minority benefit from, to the detriment of the majority of the peoples of the earth – have generated, and continue to generate, vast numbers of poor, infirm and deceased persons. This leads to catastrophic crises that various countries have fallen victim to despite their natural resources and the resourcefulness of young people which characterize these nations. In the face of such crises that result in the deaths of millions of children – wasted away from poverty and hunger – there is an unacceptable silence on the international level.

It is clear in this context how the family as the fundamental nucleus of society and humanity is essential in bringing children into the world, raising them, educating them, and providing them with solid moral formation and domestic security. To attack the institution of the family, to regard it with contempt or to doubt its important role, is one of the most threatening evils of our era.

We affirm also the importance of awakening religious awareness and the need to revive this awareness in the hearts of new generations through sound education and an adherence to moral values and upright religious teachings. In this way we can confront tendencies that are individualistic, selfish, conflicting, and also address radicalism and blind extremism in all its forms and expressions.

The first and most important aim of religions is to believe in God, to honour Him and to invite all men and women to believe that this universe depends on a God who governs it. He is the Creator who has formed us with His divine wisdom and has granted us the gift of life to protect it. It is a gift that no one has the right to take away, threaten or manipulate to suit oneself. Indeed, everyone must safeguard this gift of life from its beginning up to its natural end. We therefore condemn all those practices that are a threat to life such as genocide, acts of terrorism, forced displacement, human organ trafficking, abortion and euthanasia. We likewise condemn the policies that promote these practices.

Moreover, we resolutely declare that religions must never incite war, hateful attitudes, hostility and extremism, nor must they incite violence or the shedding of blood. These tragic realities are the consequence of a deviation from religious teachings. They result from a political manipulation of religions and from interpretations made by religious groups who, in the course of history, have taken advantage of the power of religious sentiment in the hearts of men and women in order to make them act in a way that has nothing to do with the truth of religion. This is done for the purpose of achieving objectives that are political, economic, worldly and short-sighted. We thus call upon all concerned to stop using religions to incite hatred, violence, extremism and blind fanaticism, and to refrain from using the name of God to justify acts of murder, exile, terrorism and oppression. We ask this on the basis of our common belief in God who did not create men and women to be killed or to fight one another, nor to be tortured or humiliated in their lives and circumstances. God, the Almighty, has no need to be defended by anyone and does not want His name to be used to terrorize people.

This Document, in accordance with previous International Documents that have emphasized the importance of the role of religions in the construction of world peace, upholds the following:

  • The firm conviction that authentic teachings of religions invite us to remain rooted in the values of peace; to defend the values of mutual understanding, human fraternity and harmonious coexistence; to re-establish wisdom, justice and love; and to reawaken religious awareness among young people so that future generations may be protected from the realm of materialistic thinking and from dangerous policies of unbridled greed and indifference that are based on the law of force and not on the force of law;
  • Freedom is a right of every person: each individual enjoys the freedom of belief, thought, expression and action. The pluralism and the diversity of religions, colour, sex, race and language are willed by God in His wisdom, through which He created human beings. This divine wisdom is the source from which the right to freedom of belief and the freedom to be different derives. Therefore, the fact that people are forced to adhere to a certain religion or culture must be rejected, as too the imposition of a cultural way of life that others do not accept;
  • Justice based on mercy is the path to follow in order to achieve a dignified life to which every human being has a right;
  • Dialogue, understanding and the widespread promotion of a culture of tolerance, acceptance of others and of living together peacefully would contribute significantly to reducing many economic, social, political and environmental problems that weigh so heavily on a large part of humanity;
  • Dialogue among believers means coming together in the vast space of spiritual, human and shared social values and, from here, transmitting the highest moral virtues that religions aim for. It also means avoiding unproductive discussions;
  • The protection of places of worship – synagogues, churches and mosques – is a duty guaranteed by religions, human values, laws and international agreements. Every attempt to attack places of worship or threaten them by violent assaults, bombings or destruction, is a deviation from the teachings of religions as well as a clear violation of international law;
  • Terrorism is deplorable and threatens the security of people, be they in the East or the West, the North or the South, and disseminates panic, terror and pessimism, but this is not due to religion, even when terrorists instrumentalize it. It is due, rather, to an accumulation of incorrect interpretations of religious texts and to policies linked to hunger, poverty, injustice, oppression and pride. This is why it is so necessary to stop supporting terrorist movements fuelled by financing, the provision of weapons and strategy, and by attempts to justify these movements even using the media. All these must be regarded as international crimes that threaten security and world peace. Such terrorism must be condemned in all its forms and expressions;
  • The concept of citizenship is based on the equality of rights and duties, under which all enjoy justice. It is therefore crucial to establish in our societies the concept of full citizenship and reject the discriminatory use of the term minorities which engenders feelings of isolation and inferiority. Its misuse paves the way for hostility and discord; it undoes any successes and takes away the religious and civil rights of some citizens who are thus discriminated against;
  • Good relations between East and West are indisputably necessary for both. They must not be neglected, so that each can be enriched by the other’s culture through fruitful exchange and dialogue. The West can discover in the East remedies for those spiritual and religious maladies that are caused by a prevailing materialism. And the East can find in the West many elements that can help free it from weakness, division, conflict and scientific, technical and cultural decline. It is important to pay attention to religious, cultural and historical differences that are a vital component in shaping the character, culture and civilization of the East. It is likewise important to reinforce the bond of fundamental human rights in order to help ensure a dignified life for all the men and women of East and West, avoiding the politics of double standards;
  • It is an essential requirement to recognize the right of women to education and employment, and to recognize their freedom to exercise their own political rights. Moreover, efforts must be made to free women from historical and social conditioning that runs contrary to the principles of their faith and dignity. It is also necessary to protect women from sexual exploitation and from being treated as merchandise or objects of pleasure or financial gain. Accordingly, an end must be brought to all those inhuman and vulgar practices that denigrate the dignity of women. Efforts must be made to modify those laws that prevent women from fully enjoying their rights;
  • The protection of the fundamental rights of children to grow up in a family environment, to receive nutrition, education and support, are duties of the family and society. Such duties must be guaranteed and protected so that they are not overlooked or denied to any child in any part of the world. All those practices that violate the dignity and rights of children must be denounced. It is equally important to be vigilant against the dangers that they are exposed to, particularly in the digital world, and to consider as a crime the trafficking of their innocence and all violations of their youth;
  • The protection of the rights of the elderly, the weak, the disabled, and the oppressed is a religious and social obligation that must be guaranteed and defended through strict legislation and the implementation of the relevant international agreements.

To this end, by mutual cooperation, the Catholic Church and Al-Azhar announce and pledge to convey this Document to authorities, influential leaders, persons of religion all over the world, appropriate regional and international organizations, organizations within civil society, religious institutions and leading thinkers. They further pledge to make known the principles contained in this Declaration at all regional and international levels, while requesting that these principles be translated into policies, decisions, legislative texts, courses of study and materials to be circulated.

Al-Azhar and the Catholic Church ask that this Document become the object of research and reflection in all schools, universities and institutes of formation, thus helping to educate new generations to bring goodness and peace to others, and to be defenders everywhere of the rights of the oppressed and of the least of our brothers and sisters.

In conclusion, our aspiration is that:

this Declaration may constitute an invitation to reconciliation and fraternity among all believers, indeed among believers and non-believers, and among all people of good will;

this Declaration may be an appeal to every upright conscience that rejects deplorable violence and blind extremism; an appeal to those who cherish the values of tolerance and fraternity that are promoted and encouraged by religions;

this Declaration may be a witness to the greatness of faith in God that unites divided hearts and elevates the human soul;

this Declaration may be a sign of the closeness between East and West, between North and South, and between all who believe that God has created us to understand one another, cooperate with one another and live as brothers and sisters who love one another.

This is what we hope and seek to achieve with the aim of finding a universal peace that all can enjoy in this life.

Abu Dhabi, 4 february 2019

His Holiness Pope Francis

The Grand Imam of Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb

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